Vitamina D & fertilità femminile

In estate esponendoci al sole ne produciamo un bel po’, ma quando non ci esponiamo più?
La vitamina D che misuriamo nel sangue proviene solo per il 10% dalla nostra alimentazione, mentre il 90% deriva dall’esposizione solare. Ciò significa che dovremmo esporci quotidianamente alla luce solare, cosa alquanto difficile al giorno d’oggi… ed ecco che siamo tutti carenti!

Cos’è la vitamina D e che ruolo ha nel nostro organismo?

La vitamina D più che una vitamina è un ormone a tutti gli effetti e dalla sua scoperta è stata sempre associata al benessere dello scheletro. Negli ultimi anni si è visto che è importante anche per altri organi e sistemi come il sistema immunitario.

Ruolo nella fertilità

Alcuni studi hanno notato delle variazioni nel corso dell’anno delle capacità riproduttive umane che potrebbero essere in parte spiegate dalle fluttuazioni stagionali di vitamina D nel sangue.
Si è cominciato a cercare un possibile ruolo di questa vitamina/ormone nella fertilità e sono stati trovati recettori per la vitamina D nelle ovaie, nell’utero e nella placenta. Questo è un chiaro segnale che ha delle funzioni ben precise anche in questi organi.
Gli studi sull’argomento sono ancora pochi e contraddittori. Ad esempio non è ancora chiaro se riesca a migliorare la qualità ovocitaria e di conseguenza embrionale, ma si è visto avere un’influenza positiva sui tassi di gravidanza.

Impianto embrionale

Le prime conferme dell’importanza della vitamina D nella fertilità le abbiamo sull’impianto.
Quando l’embrione arriva in utero, per sopravvivere e instaurare la gravidanza, deve impiantarsi nell’endometrio (il tessuto interno dell’utero).
Questo passaggio è molto importante perché se l’endometrio non è recettivo, la gravidanza non ci sarà anche se c’è stata fecondazione.
La vitamina D sembra essere coinvolta proprio in questo meccanismo. Agisce infatti sulla tolleranza immunologica che permette all’embrione di impiantarsi senza subire un rigetto da parte del sistema immunitario della madre.

Fecondazione assistita

Alcuni studi hanno dimostrato che è meglio partire con un livello di vitamina D nel sangue nel range di normalità prima di iniziare i trattamenti. Nello studio in questione il range era tra 30 e 150 ng/mL, ma in Italia si consiglia di non superare i 100 ng/mL. Donne con livelli di vitamina D più alti, hanno maggiori possibilità di successo con la fecondazione assistita rispetto a donne con livelli di vitamina D insufficienti o carenti.

Integrazione

Quindi, se siete donne in cerca di una gravidanza (per via naturale o medicalmente assistita), è consigliabile dosare la vitamina D nel sangue. In caso di carenza o insufficienza richiedere al medico l’integrazione adeguata. Sarebbe bene raggiungere almeno i 30 ng/ml.
Piccola nota: purtroppo due settimane all’anno di mare non risolvono il problema per tutto l’anno, al giorno d’oggi stiamo troppo al chiuso. E, se facendo le analisi subito dopo l’estate, il livello di vitamina D è già basso, nei mesi successivi andrà ancora più giù.

Fonti

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7271749/pdf/bm-30-2-020501.pdf
https://doi.org/10.1080/14647273.2020.1807618
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32429162/
https://doi.org/10.1080/09637486.2019.1661978
https://www.mdpi.com/2072-6643/10/5/546

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